La tua foto sul marmo – EP
get it here:
release date:
June, 2026
LINE-UP:
Giulio the Bastard – vocals
Schintu the Wretched – bass
Der Kommissar – guitar
Raphael Saini – drums
Label: FOAD RECORDS
TRACKLIST:
- 1. Il respiro si chiude
- 2. Scarto del rimorso
- 3. Vendicativo
- 4. La tua foto sul marmo
- 5. L’era della dispersione
- 6. Ai confini di quel che puoi dire
The name CRIPPLE BASTARDS has always been synonymous with uncompromising hate-fueled grind, yet these new tracks reveal intriguing developments: frequent tempo shifts, dynamic structures and a guitar work that, alongside the expected sonic assault, ventures into more subtle and suspenseful territories. Moments of tension and unpredictability keep the listener constantly on edge, wondering what will come next.
The music was recorded by Stefano Santi at SPVN Studio, while vocals were tracked by Carlo Altobelli at Toxic Basement Studio, with mixing and mastering also handled by Stefano Santi.
“La tua foto sul marmo” ultimately stands as a powerful manifesto of the unrelenting hunger that still drives this legendary band forward.
LYRICS:
Un altro risveglio tra volti senza risposte
un telo autoptico ci avvolge
e il respiro si chiude
intubato su speranze che si estinguono
parole, sconforto – echi di grida
asportato da un triste film muto
Quel senso di cenere che non prende mai forma
non matura in tinte sgargianti
sorrisi annientati per assuefazione al conflitto
assorti nel ricordo di acque limpide
ora completamente inquinate
le giornate che sconta chi è in diaspora…
spogliato da ogni emozione
svuotato di ogni espressione
distese di scorie alla deriva
e ovunque segni di costrizione
Sconfitte intollerabili proiettate su chi non ne può niente
errori che ci tiriamo dietro dalla nascita
il prezzo del privilegio di chi ci ha preceduto
la generazione effimera delle estati da quattro mesi
Oggi ogni strada dirotta verso il collasso
ogni affetto trasmette un pensiero funesto
nel divieto che quel martirio
possa staccarsi dalle nostre spalle
Sono gli altri che tengono il centro
disegnano i nostri confini
e tu non sai spiegarti il perché…
Il respiro si chiude
atterrito dalla depressione
parole, sconforto – echi di grida
asportato da un triste film muto.
Molto prima del tramonto
gli occhi della mente piombano nel buio
archiviano un giorno privo di eventi
nella profondità del solito abisso mentale
Sono gli altri che tengono il centro
si compiacciono nel lasciarci confusi
disegnano i nostri confini
tra volti senza risposte
la sagoma di un cadavere al suolo
Sono gli altri che tengono il centro (x2)
Sono gli altri che tengono il centro
permettono di sopravvivere in superficie
l’illusione della normalità.
Riaffiora per pochi istanti
da quel senso che ti strangola all’interno
dal piano separato della nostra realtà
dai grovigli di un sentiero sempre più angusto
destinato a sprofondare su gradini sconnessi
verso schiere di gabbie e ombre trascurate
Credi alla voce che hai dentro
“Non è morto ciò che in eterno può attendere”
Per una volta apri le mani e ascoltami
“Non crollare mai, o almeno mai prima di loro”
Da un inconscio che ci tormenterà per sempre
un avamposto di barriere secondarie
alimentato dalle ostilità più esasperate
Scarto del rimorso
ragiona a luci spente
fino a quando non vedrai il nemico a brandelli
e i suoi sogni polverizzati per sempre
Scarto del rimorso
ragiona a luci spente
Lontani spasmi di risentimento
comunicano a distanza
come radiazioni maligne
forgiate su universi paralleli…
Eliminare ogni rapporto tossico
l’omicidio che una mano interna
ripercorre da migliaia di prospettive
calibrato su un tempo psichico
che aspetta e non si allenta mai
zero coinvolgimento con gli altri
non è meccanismo di difesa
ma il senso storico di una progenie
avvoltoi che scrutano dall’alto
consumano anni a studiarsi la preda
pupille puntate nelle tenebre
contro una vita priva di impulsi.
Il tuo rancore è uno standard imposto,
sintomo fragile, reso a logica dominante
ristagna come il marcio che respiri
unità di misura del tuo fallimento personale
Scavarsi un tunnel
verso un mondo sempre più lontano da tutto
sotto il peso del cemento
che si stringe intorno ad ogni rapporto
perché chi non cerca riscontri
non è soggiogato dal pentimento
chi non cerca riscontri
non può patire delusione o sensi di colpa
stravolgere ogni visione della natura umana
dissolvendo qualsiasi collante sociale
Logorato mai abbattuto
rianimato dalla cadenza
dei chiodi che ti trapassano
Nelle tue urla riscopro me stesso
l’armonia del sopravvivere
tra le tessere di un reato.
Sono nato vendicativo
su un campo di guerra
incendiato dall’astio
appagato dalla morte
tra le piaghe occulte
una coscienza spietata
(ripete le prime due strofe)
Pedina in una partita persa molto prima di iniziare
Se porti del male perché rifletti il danno che ti ha generato
ora voglio spazzare via entrambi, te e chi ti ha condotto fin qui.
Dalle ceneri di una guerra assopita
risorge come schiavo del controllo
trincerato dietro a strumenti di sistema
nel suo rituale di supplizio conformista…
Tra tribunali e aguzzini in borghese
unisce i punti che delineano un infame
NON POSSO ACCETTARE IL DOLORE SE DERIVA DA TE
qualsiasi ferita si riapra, qualsiasi tormento si prospetti
NON POSSO ACCETTARE IL DOLORE SE DERIVA DA TE
nella bara che trascino alle spalle
tu sai chi ci finirà a marcire
Attanagliato
fatto a pezzi
nei meandri dei miei anni più sofferti
perquisito, monitorato,
poi schiacciato
nella morsa dell’ingiustizia…
ma il DNA di un infame
non potrà mai mescolarsi al mio sangue
Un cero acceso nell’astio più tetro
dà linfa vitale alla disperazione
e mi riapre uno scorcio
verso la fredda libertà della notte
NON POSSO ACCETTARE IL DOLORE SE DERIVA DA TE
qualsiasi emozione svanisca, qualsiasi nervo si spezzi
NON POSSO ACCETTARE IL DOLORE SE DERIVA DA TE
io attendo una tua foto sul marmo,
nel giorno in cui potrò sfigurarla
…e in questa bara che trascino alle spalle
tu sai chi ci finirà a marcire
Tra statue in divisa – aguzzini in borghese
il DNA di un infame
non potrà mai mescolarsi al mio sangue
Che spreco sei
convogliato tra le luci di questo centro città
quanto sei disposto a svenderti
al pascolo sull’ennesimo lungomare
famiglia perbene in coda
per una settimana di evasione
quanto ti sei esaurito per far girare questo ingranaggio
espressioni inebetite bocche deformate da plastiche ulcere e piaghe
quanti risparmi finiscono a ingrassare quei pochi che prevalgono
QUANTO?
C’é chi ha decimato i suoi fratelli
per permettersi il privilegio di vederti spendere
quanto incide sulla tua sofferenza
realizzare che sei un coagulo di consumo
nell’arteria che ti farà collassare
su un tessuto di aspettative già necrotizzate
QUANTO?
Turista nella versione più scadente del servilismo esportato
della logica vorrei ma posso solo pagando
di tradizioni estinte riesumate per platee involute
natura in discarica vestita da parco di attrazioni….
Sistemi composti da altre famiglie sfruttate
si contendono periferie da inglobare
Quanto si spende
per un debole ricordo
di tempi in cui essere felici
non equivaleva a dissanguarsi
Che spreco sei
quando anche nell’angolo più intimo non sei solo
quando anche all’alba c’è qualcuno arrivato prima
quando aspetti il tuo turno per concederti una patetica foto
da accatastare nel lager delle pedine tracciate
Che spreco sei
quanto sei disposto a perderti…
Sono frontiere
per proteggere chi non si difende
in selezione naturale è azzerato
ma ora passa ed infesta il tuo ambiente
Sono frontiere
da una specie introdotta per errore
nel pretendere di averle abbattute
innalzi quella che ci separa per sempre
Su ogni nostra vecchia battuta
incombe una tempesta di difetti
depura libertà inammissibili
riesuma i figli gettati dalla rupe
li impone ad aguzzini con un conto aperto
converte eterne frustrazioni irrisolte
in nuovi codici per una società che si evolve
ridefinisce cosa dire e ciò che è meglio evitare
perché chi per noi in passato era merda
oggi è un discriminato con un posto in prima fila
pari diritti, gogna immediata
contro chi vuol riprendersi fantasia e ricordi di tempi andati
dove vivere aveva un gusto anche nel suo negativo.
SOLO FRONTIERE
PER PROTEGGERE CHI NON SI DIFENDE
HAI PENSATO DI AVERLE ABBATTUTE
DAVANTI A QUELLA CHE CI SEPARA PER SEMPRE.